Impianto radiante, calore costante!

Giornate fredde, fuori la neve: cosa c’è di meglio di stare sotto un plaid e una tazza di the caldo?

Forse… stare seduti sul pavimento riscaldato!

Certo che si può! La tua abitazione deve essere fornita di impianto radiante detto anche “riscaldamento a pavimento”.

Non sapevi di questa opportunità? Tranquillo, ti diamo noi alcune informazioni.

Innanzitutto precisiamo che i pannelli radianti sono sistemi di riscaldamento che utilizzano il calore proveniente da tubazioni collocate dietro le superfici dell’ambiente da riscaldare.

Si suddividono generalmente in tre categorie:

  1. Pannelli radianti a pavimento,
  2. Pannelli radianti a parete (o con listello radiante a battiscopa),
  3. Pannelli radianti a soffitto.

Oggi parliamo della prima categoria e, come presenta tuttogreen.it, è costituito da

“un sistema costituito da tubazioni (nel caso di impianto ad acqua a circuito chiuso) o resistenze elettriche (nel caso di impianto elettrico), disposte sotto il pavimento ed appoggiate a pannelli isolanti. Queste emettono calore in modo uniforme dal basso verso l’alto. Che si tratti di riscaldamento a pavimento ad acqua o elettrico, la caratteristica distintiva è principalmente una. Quella di assicurare una distribuzione ottimale del calore nelle stanze.”

Il meccanismo alla base di un impianto radiante, si muove sui concetti di “irraggiamento (propagazione del calore né per contatto né per trasporto di materia, ma tramite radiazioni elettromagnetiche); e per quello della convezione (la differenza di temperatura; tra l’aria e il pavimento crea un flusso di calore).”

I pannelli sono in polistirene modulari appositamente sagomati su cui vengono collocate le serpentine di tubo dove circola il fluido termovettore; il tutto viene coperto da un massetto. Tutta la superficie del pavimento costituisce quindi l’elemento scaldante.

Nel momento in cui si opta per il riscaldamento a pavimento, è importante verificare la compatibilità del sistema radiante preventivato con l’effettivo spessore a disposizione nelle varie solette, considerando (studiomadera.it):

  • lo spessore del pannello isolante;
  • il diametro esterno della tubazione (già compreso, nel caso di pannelli sagomati, nello spessore totale del pannello);
  • lo spessore del massetto (min. 45 mm nel caso di massetto tradizionale dal punto più alto del sistema);
  • lo spessore della pavimentazione.

Oltre a questi aspetti, retearchitetti.it, consiglia di tenere d’occhio:

  • Tubi: la durabilità, la resistenza allo schiacciamento, la qualità delle materie prime, la resistenza alla corrosione dell’ossigeno. Va studiato il disegno e il percorso che i tubi devono fare all’ interno del pavimento per non creare aree più calde (dove il flusso è più vicino alla caldaia) ed aree più fredde. Molto efficaci sono i tubi in rame.
  • Collettori di Flusso: I tubi sono intervallati con delle valvole che permettono l’apertura o la chiusura del flusso, questi collettori ospitano anche termometri e valvole di sfogo.

Quanto costa? La differenza c’è, non troppo alta rispetto ad un impianto tradizionale, ma c’è.

Anche se va fatta un’ulteriore precisazione: la differenza di prezzo c’è se si considerano come sistema di distribuzione i radiatori in alluminio; al contrario se il sistema di distribuzione è tradizionale, cioè si preventivano i radiatori tubolari in acciaio o i ventilconvettori, la differenza di spesa tra un impianto tradizionale e uno radiante si riduce notevolmente.

Quali? Li vediamo subito:

  1. Risparmio energetico. Può sembrare un controsenso vista la spesa elevata per l’applicazione… Nel lungo periodo però i risultati si vedono: è possibile stimare che, grazie ad un risparmio energetico quantificabile nell’ordine del 25% all’anno, nell’intero ciclo di vita di un impianto di questo tipo, il risparmio complessivo che l’utente può realizzare – anche al netto Ecobonus possa arrivare al 35% del totale costi di periodo.
  2. Dal caldo al fresco. Semplicemente con l’immissione di acqua fredda (anche solo 15-17 °C) al posto dell’acqua calda, si ottiene il risultato di rinfrescare l’ambiente senza gli svantaggi e i consumi energetici collegati ai condizionatori.
  • Energie rinnovabili. Usare le rinnovabili per i radiatori è attualmente impossibile, dato che dobbiamo portare l’acqua fino ai 70° e per fare ciò dovremo per forza usare un riscaldamento a gas o gasolio.
  1. Meno polveri, acari e muffe. A differenza dei radiatori, che producono polveri nocive che poi ci troviamo a respirare, nel caso del riscaldamento a pavimento questo problema è assai minimizzato. Con il riscaldamento a pavimento, l’aria non si riscalda e conserva quel tasso di umidità indispensabile per fare cadere le particelle nocive nell’aria.
  2. Caldo in ogni ambiente dalla casa. Ogni stanza potrà avere la sua temperatura ideale (ed omogenea) grazie al collocamento di un termostato per il controllo della temperatura. In questo modo, ridurremo anche lo spreco energetico.

Solo cose belle? In ogni cosa c’è un rovescio della medaglia. Abbiamo parlato di costi un po’ alti ma ci sono altri elementi contro:

  1. Pavimenti in parquet. Se non posati a regola d’arte, potrebbero sollevarsi, con ovvi disagi per gli utenti.
  2. Danni alle tubazioni obbligano a rimuovere almeno in parte il pavimento.
  • Accendi e spegni. Un sistema radiante non può essere acceso e spento ad intermittenza. Va tenuto acceso almeno per un giorno affinché riscaldi l’ambiente e va tenuto in funzione una volta raggiunta la temperatura desiderata.

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“Nel futuro che ci attende gli edifici saranno sempre di meno dei “tetti sotto cui ripararsi” e, sempre di più, i luoghi fondamentali per la nostra salute, le nostre relazioni personali e professionali, il benessere nostro e del pianeta. In quanto tali, essi diventeranno qualcosa di più che dei semplici edifici. Saranno, sempre di più, ambienti nei quali la luce, il calore e il refrigerio, l’acqua, verranno utilizzati con maggiore intelligenza e senso di responsabilità.”

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