Il lavoro nei cantieri ai tempi del Coronavirus

In quanti sono casa? Tanti!

In quanti lavorano? Tanti!

L’Italia ai tempi del Coronavirus è rallentata, calma (apparente) e in attesa che l’emergenza passi. Nessuno avrebbe mai pensato di vivere una situazione del genere, nessuno avrebbe mai pensato di vedere la nostra nazione così ferma.

Sì perché nell’ultimo DPCM il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha chiuso tutte quelle attività non essenziali per il paese che ha scaturito il dibattito circa quali fossero tali attività e quali invece rimangano aperte.

Una classificazione che viene fatta secondo il Codice Ateco cioè “una combinazione alfanumerica che identifica una Attività Economica”.

Attorno a questi codici e nello specifico le attività svolte in un cantiere edile, c’è stato un ampio dibattito che ha visto, per esempio, il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio chiudere i cantieri della ricostruzione a L’Aquila.

La sicurezza dunque è il tema che ruota attorno a simili decisioni, la sicurezza degli operai e delle loro famiglie; una priorità vista l’emergenza sanitaria in corso.

La domanda alla quale vogliamo rispondere è: sono quindi tutti i cantieri in Italia?

La risposta è no, e ti spieghiamo il perché: l’ultimo DPCM non blocca i lavori di ristrutturazione degli immobili privati se rientrano nell’installazione e manutenzione di impianti elettrici, idraulici e di riscaldamento.

Questo perché, in sintesi, acqua, luce e gas rientrano in quei beni essenziali per la cittadinanza ovviamente nel pieno rispetto delle norme di sicurezza con cui operare.

Come si legge su Il Sole 24 Ore infatti:

“Le attività edilizie in cantieri privati sono consentite se riconducibili alla categoria «43.2». Sotto questo codice Ateco, secondo la codificazione Istat oggi in vigore, rientrano l’installazione di impianti elettrici, idraulici e altri lavori di costruzioni e istallazioni. Rifare un bagno o montare un impianto elettrico, rifarne uno idraulico, di riscaldamento e di condizionamento dell’aria, o ancora di spegnimento antincendio e per la distribuzione del gas è dunque possibile anche ai tempi del Coronavirus. Sono sospese, invece, la costruzione di edifici, lo sviluppo di progetti immobiliari così come la costruzione di edifici residenziali e non residenziali”.

Dicevamo prima della sicurezza per i lavoratori al fine di evitare il contagio da Codiv-19; ecco, alcune norme che nei cantieri vanno assolutamente rispettati:

  • Il personale è sottoposto a controllo della temperatura, se esse supera i 37,5 gradi corporei è vietato l’ingresso al cantiere;
  • Per l’accesso di fornitori esterni devono essere individuate procedure d’ingresso, transito e uscita, mediante modalità, percorsi e tempistiche definitive al fine di ridurre le occasioni di contatto;
  • Il datore di lavoro assicura la pulizia giornaliera e la sanificazione degli spogliatoi e delle aree comuni limitando l’accesso contemporaneo in tali luoghi;
  • Nel caso in cui una persona presente in cantiere avverta sintomi come tosse, febbre superiore ai 37,5 gradi deve informare il datore di lavoro o al direttore del cantiere che deve procedere al suo isolamento.

Queste dunque alcune delle regole da rispettare, una necessità per tutti, un obbligo morale e civile di un’intera nazione. Come ripartire? Ci è piaciuta la risposta data all’ingegnere Gianluca Oreto da parte Adriano Varrica (deputato del M5s) in un’intervista sul sito Lavori Pubblici

Il deputato, alla domanda relativa al settore edile, ha affermato:

“Lavorare sull’esistente per migliorarlo dovrebbe essere uno dei punti cardine del processo di rilancio. Valuteremo, al fine di ottimizzarlo, l’eventuale impatto dei vari scenari di modifica”.

Riprendere le fila quando il peggio sarà passato, ricominciare per chi si è fermato, continuare a dare il meglio che chi è in campo. Proprio come noi.

Sì, noi ci siamo e nel pieno rispetto delle regole e torneremo più forti di prima!

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